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28 aprile 2005


Esilarante. Capezzone ha un talento narrativo: oggi su Libero

Non cito mai Libero, ma da oggi sul quotidiano di Feltri compare la rubrica di Daniele Capezzone, e un'eccezione va fatta. Soprattutto perché questo raccontino è davvero delizioso. Tanto da suggerire al suo autore di fare una scelta radicale: lasciare Pannella e dedicarsi alla non comune vena letteraria...

Per alzarsi presto, ci vogliono motivazioni forti: ma quella mattina Fausto le motivazioni le trovò solo verso le undici. Era stanco, stanco, stanco. E avvilito. Colpa di quella testarda della cuoca, che ieri sera aveva rovinato tutto. Ma quante volte doveva dirglielo? Ci vogliono le bacche di ginepro, per smorzare l'arrosto; e i chiodi di garofano, per aromatizzare la mousse.Che figura, e proprio con Dario e Franca!

Ma Fausto non si fece vincere dal malumore; anzi, si preparò a ritmi frenetici, e infatti due ore dopo era già a Piazza del Popolo, per l' aperitivo con Citto. Chiacchierò a lungo con l'amico regista, e, verso le due, si ritrovarono a pensare (con una punta di invidia, se lo confessarono!) agli operai del primo turno di Mirafiori, che ogni mattina potevano ancora riscoprire il miracolo dell'alba, ed emozionarsi per l' irrompere della luce, dopo tanto buio: beati loro, che fortuna! Preda di un filo di malinconia, Fausto e Citto ordinarono un altro prosecco.

Poi parlarono di politica, e si convinsero che la crisi di queste destre pericolose imponeva decisioni immediate: e così Fausto decise di convocare la Direzione del Partito subito, già nel pomeriggio. Per avvisare Sandro, lo chiamò sul portatile: poi, però, si ricordò che l'amico Direttore era a Fregene, e che, quando stava a bordo piscina, non portava con sé il cellulare. Allora telefonò al numero della villa, e gli rispose Francis, l' inserviente nigeriano appena arrivato. Fausto lo prese subito in simpatia, e infatti, dopo aver lasciato il messaggio per Sandro (che effettivamente stava facendo il primo tuffo della stagione), gli diede qualche consiglio per la livrea: per l'estate, Fausto gli suggerì di puntare su un colore pastello (una giacca albicocca sarebbe andata benissimo), e invece, per l' inverno, su una tinta più calda, magari un rosso vinaccia.

Com'è come non è, si fecero le quattro, e si ritrovarono tutti al Partito, dove già li aspettavano Nichi e Ritanna. Nichi era preoccupatissimo: guardò l'amica negli occhi, e decise che doveva dirle la verità, per dura che fosse. "Ritanna, amore", attaccò, "ma lo vedi come ti riduci? Non ti riconosco più. Hai sbagliato tutto, perfino la gradazione del mascara". Ritanna accusò il colpo, e fu sincera: "Nichi, devi capirmi. Sono distrutta. Avevo deciso di passare il week-end a Parigi per svagarmi e fare un po' di shopping, quando, appena arrivata lì, mi sono ritrovata tra i piedi l'Abbé Pierre e una quarantina di straccioni sans-papiers. Credimi: un in-fer-no. Pensa che, appena rientrata a Roma, ero così a pezzi che ho perfino saltato la canasta della domenica pomeriggio". Nichi la abbracciò stretta stretta, e lei scoppiò in una crisi di pianto, mentre la riunione stava per iniziare.

Partì il dibattito, e il primo a intervenire fu proprio il Governatore. Spiegò che la sua priorità era una svolta culturale per il Sud, e che, per l 'estate pugliese, aveva pensato ad un evento di respiro europeo. Si sarebbe chiamato: "Rosario sotto le stelle". Tutte le sere d'agosto, città per città, una manifestazione con Vladimir Luxuria, Oscar Luigi Scalfaro e una quindicina di drag-queen: due balli, qualche canzone, e poi una posta di rosario tutti insieme. Innovazione e tradizione. Fausto ne fu entusiasta, e rilanciò subito. Al Segretario pareva infatti che ci volesse anche qualche dibattito, qualche tema forte da articolare. E così, di getto, propose una grande conferenza su Rosa Luxemburg, da affidare a Rina Gagliardi e Amanda Lear. Un grande applauso salutò l'idea.

Poi Fausto chiese silenzio assoluto: Pietro, l'uomo simbolo, l'icona, l' anziano leader che aveva preso la tessera di Rifondazione da qualche settimana, stava scrivendo un nuovo saggio, e aveva pregato il Segretario di annunciarlo ai compagni. Fausto lesse con voce ispirata il titolo: "Realismo sociale ieri e oggi. Dalle mani nodose negli olii di Guttuso al pugno chiuso di Lucarelli in Livorno-Atalanta". A quel punto, Gabriele, il direttore di Rainotte, non poté trattenere la commozione. E sull'onda di quella emozione, la riunione fu sospesa.

Cinque ore più tardi, Fausto era dolcemente al fianco di Lella, sua moglie, nella tenuta di campagna di Carlo e Marina. Avevano ascoltato la Messa di mezzanotte nella cappella privata che i due amici si erano fatti costruire; e a celebrarla era stata il cardinale Tonini, incontrato da Fausto a "Porta a Porta", e che poi era venuto in macchina con lui. E dopo la Messa, come tante altre sere, si stavano preparando una bella spaghettata. All' improvviso, però, Fausto si ricordò che doveva chiamare Romano: certo, era tardi, e temette di trovarlo nel dormiveglia, ma poi si disse che in fondo quella era la condizione consueta. Fece il numero, aspettò che l'altro rispondesse, e poi disse, tutto d'un fiato: "Allora, Romano, ho deciso: l' anno prossimo, al Governo, in quota Rifondazione, entrano Paolo Crepet alla Sanità e Alba Parietti alle Politiche sociali. Sei contento, vero?"

  Daniele Capezzone




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27 aprile 2005


Fiducia. Nasce il governo "per le famiglie e per il sud"

Stavolta è ufficiale, non mi rappresenta. Sono single, del Centro Italia.




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27 aprile 2005


Unicità. Doppio turno, terza repubblica, quattro partiti

"Dobbiamo riflettere su un soggetto unico del centrodestra", dice Berlusconi. L'idea è semplice: sommare Fi, An, Lega e Udc in un'unica forza. Auguri. A sinistra l'argomento - di cui si parla da dieci anni - ha fatto un passo avanti, di partito unico si parla solo tra le forze riformiste. I processi veri richiedono gradualità e attenzione.
Le forze coalizzabili in Italia ci sono, ma non sono due: bipolarismo non è uguale a bipartitismo. Si può fondere l'arco rossoverde, si può federare l'unione dei riformisti. Si possono saldare tra loro i liberali, e si possono mettere insieme i popolari. Le famiglie politiche possono essere quattro, dopo qualche passaggio che ricomponga i grandi assi. Non possono mai ridursi a due.
Possono, potrebbero. Con una conditio sine qua non. Se si mettesse mano al sistema elettorale, introducendo nel maggioritario il doppio turno "alla francese", tutto potrebbe cambiare. Doppio turno, terza repubblica. Sarebbe ora.




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